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Dal giro del mondo alle corse nel deserto una vita inseguendo imprese impossibili

Da: Archivio Repubblica

Ambrogio Fogar è stato un uomo molto coraggioso ma anche molto controverso. è stato coraggioso perché in tutta la sua vita si è buttato a capofitto in imprese che altri italiani non avevano tentato, con ciò facendo sognare più di una generazione di persone che si avvicinavano in quegli anni al mare e volevano compiere grandi imprese sui sette mari come già avevano fatto navigatori francesi, inglesi e di altri paesi. Ma di impresa in impresa, bisogna dirlo, Fogar si rivelò anche un maestro nell' arte di comunicare, di suscitare interesse, di creare misteri, di richiamare l' attenzione, insomma riuscì sovente anche a fornire spunti per molte critiche. Quando alla fine degli anni '60 partì da Castiglion della Pescaia, già allora amena località della Maremma, con il suo Surprise, una barca a vela di 12 metri, per compiere il giro del mondo in solitario, finì col creare un vespaio di polemiche. Partì e sparì. Non si sapeva dove diavolo fosse finito. Non c' erano i telefonini, le radio di bordo erano ancora aggeggi primordiali degni dell' epoca di Marconi, e lui sparì. Gli unici contatti riusciva a tenerli con i radioamatori sparsi nel pianeta e così di tanto in tanto amici e giornalisti ricevevano una telefonata. «è davanti all' Argentina» si tirava un sospiro di sollievo, poi «ha passato Capo Horn» e tutti si rilassavano, poi un contrordine «non ha passato Capo Horn, è nella tempesta» giù tutti a piangere. Riuscì a tornare a casa in una notte di dicembre gelida a Castiglione dov' erano arrivate più di diecimila persone per riceverlo. Ma nessuno poté vederlo o toccarlo perché aveva venduto il servizio a un noto settimanale. Roba che oggi fa ridere, ma allora no. Girò poi l' Italia tenendo conferenze su questo leggendario viaggio e scrisse un libro dove finalmente tutti trovarono la risposta al presunto e misterioso naufragio, alla misteriosa sparizione, al misterioso tutto. «Stavo leggendo un libro in coperta nel pieno dell' oceano Pacifico quando un' orca sollevò la barca facendo un buco nella carena». Non gli mancava il coraggio ma neppure la fantasia e neanche l' entusiasmo con cui del resto ha vissuto tutte le sue imprese. Ne combinò un' altra partendo per la Ostar, la regata transatlantica per solitari, a bordo di un piccolo catamarano di 7 metri senza cabina. Chiuso in una tuta stagna nella quale avrebbe dormito, si sarebbe riscaldato e avrebbe fatto anche la pipì. Lui resse allo sforzo immane ma la barca no e si ritirò alle Azzorre suscitando altre polemiche. Cambiò genere e con una slitta trainata da cani partì per fare la traversata dell' Artico e raggiungere il Polo Nord. Forse la più difficile di tutte le sue imprese. Partì con la slitta e i cani, tornò con un aeroplanino da turismo e un solo cane, il famoso Armaduk. Perfino i giornali che lo avevano sponsorizzato cominciarono a prendere le distanze dal controverso personaggio. Restò Armaduk che un giorno sciolse dalla catena nella speranza che venisse ad azzannarmi in un hotel della Val d' Ossola dove si era ritirato a meditare. Ma Armaduk giuntomi addosso per sgozzarmi sentì l' odore del mio cane e cominciò a farmi le feste. Fu grazie ad Armaduk che mi rappacificai per sempre con Ambrogio e poi il povero Armaduk morì, mi pare, in un semplice canile pubblico. Anche l' ultima delle sue imprese marittime, il viaggio in Antartico insieme al giornalista fiorentino Mauro Mancini, che era cognato dell' allora sostituto procuratore della Repubblica Pier Luigi Vigna, finì male. Un naufragio misterioso, anche quello, 74 giorni alla deriva nell' Atlantico del Sud su una zattera autogonfiabile. Il salvataggio da parte del mercantile greco «Master Stefanos», la morte di Mancini a bordo della nave, il ritorno in Italia. Anche le sue avventure letterarie, perché di libri ne ha scritti, suscitarono polemiche e critiche feroci. La Mursia pubblicò un libro in cui frase per frase si dimostrava come Fogar avesse copiato interi paragrafi e pagine da altri libri. Lo abbandonarono in molti e lui dopo una brillante parentesi televisiva in cui raccontava di avventure terrestri, partì per il penultimo dei suoi viaggi, in auto verso la Cina. E strada facendo per un semplice masso che fece ribaltare la sua auto rimase paralizzato passando quasi quindici anni in un letto fra indicibili sofferenze. Faceva fatica perfino a parlare con un microfono ma era sempre lucido, appassionato, entusiasta a pronto a ripartire. In queste condizioni volle infatti ripartire un giorno per un giro d' Italia a vela. Lo raggiunsi a Reggio Calabria e navigai con lui nel golfo di Taranto. Sbarcai con il cuore in subbuglio per aver visto in quelle condizioni dopo tanti anni di fulgore atletico e mentale un uomo apparentemente finito. Ma con un ricordo che mi porterò sempre dietro: quello di un uomo malridotto, sì, ma con un coraggio e un entusiasmo di cui mi accontenterei, credo insieme a tanti altri, di avere anche soltanto la decima parte. Grazie Ambrogio di tutto quello che hai fatto, per come ci hai fatto sognare e per come ci hai spinto sui mari.

   
   

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