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GLI AIUTI DAL CIELO SBAGLIANO BERSAGLIO

Da: Archivio Repubblica

SARAJEVO - Gli Hercules americani si sono mossi e, con il favore delle tenebre, hanno scaricato sulle montagne della Bosnia orientale 21 tonnellate di aiuti. Un' operazione "di precisione cronometrica", ha commentato fiducioso un ammiraglio della US Navy. I musulmani bosniaci che muoiono di fame tra la neve e i colpi dell' artiglieria serba dicono però di non aver ricevuto nulla. La prima ' missione paracadute' sembra essersi risolta in un fallimento. In volo per sei ore Sono state sei ore di volo con un unico obiettivo: la cittadina assediata di Cerska. Ma proprio Cerska, che per dieci mesi aveva resistito in condizioni disperate, si trova ora sul punto di cadere. I serbi hanno lanciato infatti una nuova offensiva poche ore prima che dall' aeroporto tedesco di Rhein-Main gli Hercules americani si levassero in volo e sono riusciti a conquistare una larga parte dell' enclave abitata dai musulmani. E' probabile perciò che le trenta casse paracadutate dagli americani siano finite nelle mani degli attaccanti e non degli assediati. Per tutta la giornata di ieri, mentre nel settore nord della capitale si tornava a combattere duramente, gli operatori di Sarajevo hanno cercato di mettersi in contatto con i pochi radioamatori che garantiscono qualche collegamento tra i circa 200.000 musulmani della Bosnia orientale e il resto del mondo. In una drammatica trasmissione interrotta da operatori serbi che insultavano gli avversari, un radioamatore di Cerska ha dato poi dato la cattiva notizia: "Noi non abbiamo ricevuto nulla di nulla - ha detto - Qualcosa è stato visto oltre le linee serbe. Ma non siamo in grado di dire se si tratta degli aiuti. Gli aerei americani potrebbero aver immaginato che i molti edifici in fiamme fossero dei segnali". La conferma è giunta poco dopo. Il generale Ratko Mladic, comandante delle forze serbo-bosniache ha detto all' agenzia Associated Press che parte degli aiuti laciati su Cerska sono caduti "dove non avrebbero dovuto", in un territorio appena finito in mano ai suoi uomini. Qualche ora prima si era sparsa addirittura la voce che la cittadina, dove ancora resistono circa 30.000 persone, fosse caduta. Non è così, ha detto Mladic, "ma è solo questione di tempo". Secondo fonti dell' Onu l' offensiva serba ha tagliato in due la zona, provocando la fuga di migliaia di persone nei boschi circostanti. "Cerska è in fiamme - ha detto un altro operatore - ci stanno attaccando da tutte le parti". D' altra parte tutto ' l' abitato' e ormai da tempo distrutto, non ci sarebbe neppure una abitazione che sia stata toccata dalla guerra. La gente sopravvive come può negli scantinati, ma continua a morire di fame e di freddo. Solo ieri le persone morte per denutrizione sarebbero state una trentina. La prima missione operativa americana si è svolta nella notte tra domenica e lunedì. Era stata preceduta, 24 ore prima, dal lancio sulle zone interessate di centinaia di migliaia di volantini che avvertivano le popolazioni di quanto sarebbe accaduto. Ma anche questi lanci non sembra abbiano raggiunto gli obiettivi prefissati. Domenica sera da Francoforte sono partiti tre C-130 senza scorta, per sottolineare la natura umanitaria della missione. Hanno volato su Sarajevo, inopinatamente illuminata, e poi verso nordest. Al momento prestabilito i portelloni posteriori sono stati aperti e le casse lanciate. Pochi secondi, poi la virata. Con la speranza che gli oltre ventimila pasti confezionati raggiungessero gli interessati. Un volo senza problemi, a parte il fatto che gli aiuti sono arrivati dalla parte sbagliata. Il comando americano non ha voluto rivelare, per ragioni di sicurezza, da quale altezza i lanci siano stati effettuati. Più alta e la quota dell' aereo, infatti, più ampia la zona dove possono atterrare i ' pacchi' . La Kennedy vigilia Ieri sera era in programma un' altra missione. Anche questa, come la precedente, seguita con discrezione dagli uomini della portaerei Kennedy che incrocia nell' Adriatico. I 75 aerei dell' unità sono pronti a intervenire in ogni momento se agli equipaggi dei C-130 dovesse accadere qualcosa. Dagli alleati sono arrivati agli americani complimenti, ma anche messe in guardia. Così il ministro degli Esteri francese Roland Dumas ha tenuto a sottolineare che gli europei già fanno molto sul terreno degli aiuti: "Bene, bravo agli americani - ha detto - sono venuti a darci una mano". Il ministro degli Esteri tedesco Klaus Kinkel ha anch' egli apprezzato i nuovi sviluppi e ha promesso che nei prossimi giorni la Germania deciderà se e come prendere parte all' operazione ' paracadute' . A New York, intanto, sono ripresi ieri dopo tre settimane i negoziati per la Bosnia. Il leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic si è incontrato con il mediatore dell' Onu Cyrus Vance e con il rappresentante della Cee, David Owen. Nelle prossime ore è atteso al Palazzo di Vetro anche il presidente bosniaco Alija Izetbegovic. Sul tavolo c' è il piano preparato da Vance e Owen che divide la Bosnia in dieci province autonome. Gli americani lo avevano criticato perché dava troppo spazio agli aggressori serbi. Ma in questi giorni da Washington arrivano notizie di forti pressioni del governo Usa sui bosniaco-musulmani perché lo accettino, anche se modificato. Il segretario di Stato Warren Christopher ha infatti detto che Washington non intende proporre un piano proprio.

   
   

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