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'HO VISTO IL VULCANO ESPLODERE, POI UNA VALANGA DI FANGO'

Da: Archivio Repubblica

LIBANO (Colombia) - L' improvvisa eruzione di un vulcano ha provocato mercoledì notte in Colombia una delle più spaventose catastrofi naturali mai avvenute. Almeno ventimila persone sono rimaste sepolte sotto tonnellate di lava, mista ad acqua e fango, praticamente tutti gli abitanti di Armero, una cittadina distante duecento chilometri a sud dalla capitale Bogotà. L' eruzione del Nevado del Ruiz, un vulcano alto 5.400 metri ha provocato il brusco riscaldamento delle fiancate della montagna innevata e ghiacciata. La massa si è sciolta improvvisamente trasformandosi in pochi secondi in una gigantesca ondata che ha travolto tutto. La cittadina di Armero, un centro di coltura del cotone con poco più di ventimila abitanti è stata completamente rasa al suolo. Ma non è finita. Un nuovo allarme è stato lanciato ieri dall' università nazionale di Bogotà: "il vulcano sta per entrare nella sua seconda tappa di risveglio - avvertono gli esperti - e la prossima eruzione sarà di lava incandescente". L' elicottero con cui arriviamo nelle prime ore del mattino a Libano, un paesino ai piedi del vulcano Nevado del Ruiz, deve combattere contro la pioggia violenta e una completa mancanza di visibilità per atterrare. E' pericolosissimo procedere perchè la cenere dell' esplosione ancora nell' aria si attacca ai vetri e può entrare nel motore. Libano è il paese più vicino che è possibile raggiungere finora nella zona montagnosa a circa duecento chilometri dalla capitale della Colombia. Immediatamente dopo l' esplosione i fiumi intorno, almeno cinque, bloccati dalla stessa pioggia di cenere e pietre, hanno rotto gli argini e allagato la zona. "Armero è come una grande spiaggia", sono le parole del pilota che per ora è stato l' unico testimone, e che è riuscito a sorvolare per pochi minuti la zona. "Si vedono solo alcuni alberi, la punta delle case", ha raccontato il pilota. All' esplosione del vulcano è seguita una valanga di neve, che è scesa giù dalla cima delle montagne. Sotto la pioggia che continua a cadere i fiumi ora continuano a crescere. E l' inondazione è il maggior pericolo. Sono stati dati ordini per evacuare tutti i paesi in pericolo, ma in queste prime ore ancora non si sa quante persone sono state evacuate. La zona è attraversata da numerosi fiumi. In particolare tutti i paesi colpiti si trovano come un cerchio, nella valle alla base del vulcano. I soccorsi sono scattati immediatamente, ma le zone ricoperte dalla cenere, non sono ancora state raggiunte. La cenere è ancora nell' aria, e, una pioggia intensa sta bloccando i soccorsi. L' unica cosa che è possibile dunque vedere è una enorme distesa di grigio, dal cielo, alla pioggia, alla cenere, che copre tutto. Ed è possibile vedere chiaramente dall' elicottero con cui siamo arrivati il fiume vicino che arriva carico d' acqua. Nel luogo dei primi soccorsi, a Libano, arrivano alcuni testimoni delle zone più interne. Una signora dice "è orribile, è orribile, abbiamo visto l' esplosione che ha illuminato tutta la zona". Ma non sa nulla della parte del paese dove c' era la sua famiglia. Si dice comunque che ci siano molte persone salve, molti sugli alberi, altre in zone dei paesi che erano più in alto. "Per favore, non chiamate, non sovraccaricate le linee telefoniche", trasmettono le radio. Tutte le radio, i radioamatori, stanno cercando ancora di costruire una rete nazionale per avere tutte le notizie possibili. Diverse squadre di soccorso cercano di raggiungere i vari luoghi. I soccorsi sono stati tempestivi, sono stati requisiti tutti i possibili mezzi aerei, gli Stati Uniti hanno inviato immediatamente i loro elicotteri, soccorsi stanno arrivando dal Canada. Il presidente Betancur è giunto ieri mattina nella zona del disastro. "Non è possibile capire di più delle dimensioni di quello che è successo", dicono i militari che sono a capo dei soccorsi. Pare che ci sia acqua in molte zone. Le radio militari hanno dato ordini a tutte le persone che possono ascoltare di procurarsi barche per uscire dalle zone di pericolo. "Per favore chiunque ascolta, tentate di passare notizie di non afferrarsi in troppi direttamente agli elicotteri", passano messaggi allarmati come questi. Alcuni aerei hanno provato a sorvolare la zona, ma sono stati costretti a tornare indietro e sono atterrati a Bogotà. La testimonianza di uno dei piloti in viaggio è stata: "Abbiamo visto una illuminazione enorme, un' esplosione è seguita, la mia cabina si è riempita di fumo. Non si vedeva niente, niente, come se tutto fuori fosse bianco". L' eruzione è cominciata alle quattro del pomeriggio del giorno prima. Ci sono state alcune scosse, e una prima pioggia di cenere, ma la situazione è tornata calma fino alle dieci della notte quando invece le scosse si sono fatte maggiori. E sono queste che hanno provocato la caduta della neve. Secondo le prime informazioni delle autorità alle dieci di notte ci sono state alcune esplosioni ed è cominciata una pioggia di pietre in particolare sopra i paesi di Armero, Mariquita, Murillo, Fresno, ed altri. Immediatamente sono scattati i primi soccorsi, capeggiati dal governatore della zona, Eduardo Mejia, aiutati dalla Croce Rossa, dalla Difesa Civile e dalle forze armate. Secondo le prime informazioni di queste squadre di soccorso la pioggia di pietre e di cenere vulcanica è durata approssimativamente venti minuti, seguita da varie scosse telluriche. Il panico nelle popolazioni è stato immenso. Le persone hanno abbandonato la casa, molte sono salite sui tetti, altre sono corse fuori dal paese. "Per prima cosa abbiamo sentito come un tuono, come se si avvicinasse una tempesta, un momento dopo c' è stata calma, e poi è arrivata la pioggia di pietre", racconta Neftali Cortes, che è residente di Santa Barbara, uno dei paesi nella zona più esterna di quella toccata dall' esplosione. Secondo Cortes, queste pietre erano molto leggere, erano grandi quanto una moneta da dieci, tutto era completamente oscuro". Dopo l' esplosione, alle dieci della notte, è cominciata l' alluvione. I fiumi Lagunilla, Guali, Chinchinà, e altri che percorrono la valle sotto il vulcano Nevado, sono cominciati a crescere. Questa inondazione in particolare sembra aver quasi portato via la città di Armero. I danni sono ingenti. Impossibile, per il momento, azzardare delle cifre. La zona nella valle delle montagne è intensamente coltivata con cotone, riso e altri prodotti. Ebbene queste zone sono una sola, grande distesa di fango. Secondo informazioni, ancora non confermate, due ponti che portano al paese di Armero, sarebbero anche crollati. I primi superstiti tratti in salvo dai soccorritori raccontano scene apocalittiche. Affiorano anche le prime polemiche su una diga che ostruiva il fiume principale della cittadina e che franando ha scagliato a valle pietre e lava. Il problema non è solo quello di riuscire a raggiungere i paesi colpiti, ma anche quello di riuscire a portare dalla capitale, il più presto possibile, scorte sufficienti di acqua, di sangue, di medicine, e di tutti i possibili primi generi di soccorso. In particolare l' acqua è quello che serve in questo momento, dicono le radio, dal momento che tutta quella che c' è è probabilmente inquinata. Ho visto arrivare a Mariquita, un paese vicino, i primi feriti. Avevano un aspetto spettrale. Erano tagliati in varie parti del corpo e orrendamente sfigurati. "E' stato quel mare di pietre e fango che veniva a valle", diceva qualcuno. Altri superstiti sono giunti a piedi, senza nulla indosso. Ma anche a Mariquita manca tutto: ci si arrangia come si può, i feriti più gravi vengono stesi su sacchi di plastica, gli altri sono adagiati su tavoli da cucina.

   
   

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