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L' ULTIMO FUOCO DI CARNEVALE

Da: Archivio Repubblica

VENEZIA - Sono finiti nel fuoco i giorni delle maschere. Prima, in piazza San Marco, è bruciato il grande pupazzo che raffigura Pantalone, simbolo del Carnevale che se ne va. Poi, dopo un concerto di campane, è esplosa, sulle acque del bacino, la macchina del fuoco. Costruita su una chiatta, a forma di cupola, su disegni settecenteschi, la macchina è stata incendiata dai fuochi d' artificio e le scintille hanno illuminato la fredda notte veneziana, mentre dalle acque si alzava una mongolfiera che si portava appresso il giglio di Francia, in omaggio al gemellaggio Parigi-Venezia, e il leone di San Marco. Giunto in alto nel cielo, anche il leone si è incendiato, spargendo le sue ceneri sul capo delle maschere in festa che, per la verità, non avevano alcuna voglia di incominciare la Quaresima e hanno continuato a far baldoria fino a notte fonda. finita così, dopo undici giorni di follia, la grande kermesse del Carnevale di Venezia: seicentocinquantamila persone (anche ieri, l' ultimo giorno, ce ne erano circa centomila), trecentocinquanta tra balli e spettacoli, centocinquanta feste private, settanta luoghi della città coinvolti nelle manifestazioni, tremila agenti, dodici monitor collegati in diretta con le zone nevralgiche della città, dieci postazioni di radioamatori. Un carnevale di successo sul piano dei numeri e dell' affluenza del pubblico, un po' meno sul piano della qualità: troppa gente senza maschera, spettacoli non sempre all' altezza, con qualche caduta di tono. Campanelli d' allarme per evitare il degrado del Carnevale, lo scadimento qualititavo, e il pericolo, che talvolta è affiorato, di diventare sagra di paese. Se ne è parlato a lungo, ieri mattina, durante la conferenza stampa conclusiva in cui hanno fatto il bilancio del Carnevale gli assessori Cecconi e Crivellari, i dirigenti della Fenice, Gomez e Trezzini, del Goldoni, Cibotto e il neo-regista Giorgio Forattini, secondo il quale la critica "ha stroncato per partito preso" il suo spettacolo "I turchi in Italia", che ha avuto invece, stando ai dati delle presenze in teatro, "un grosso successo di pubblico". I responsabili del Carnevale hanno detto che dopo la spinta spontanea di questi anni, c' è bisogno adesso di una maggiore organizzazione, di numerosi altri punti di attrazione oltre a piazza San Marco, di manifestazioni di richiamo anche nei giorni "morti" per decongestionare l' ultimo week end di grande folla, e di una regia complessiva capace di fondere insieme teatro e piazza, in un intreccio di politica culturale sotto il segno della qualità, capace di delineare un progetto organico e unitario, che lasci però larghi spazi di autonomia alle istituzioni, ai gruppi e alle associazioni private. Perciò, su questa "idea teatrale" di supporto anche al Carnevale di piazza, con i teatri aperti da mezzogiorno a mezzanotte, l' anno prossimo ci sarà probabilmente la mano di un grande regista a governare il tutto. Forse Fellini, forse Ingmar Bergman, è stato detto. Ieri intanto, anche senza regista, la festa è esplosa nei teatri, nei cinema, nei palazzi e nelle case private, per le calli con teatrini e concertini improvvisati, e in ben nove campi con i balli organizzati: oltre che a San Marco, a San Polo con il "ballo del moro" della compagnia de calza "I antichi" dedicato ai ritmi dell' Africa nera, al Ghetto, ai Gesuiti, a Rialto, alla Giudecca, a Santo Stefano, a San Lorenzo, in Riva Sette Martiri. Una quarantina in tutto gli spettacoli del martedì grasso e, una su tutte, la festa in casa del ministro De Michelis, fra gli eventi privati e mondani del Carnevale. Inviti ristretti e molto personali (niente fotografi nè giornalisti) e fatti solo per telefono, per i fedelissimi della "corte" romana del ministro ed i suoi vecchi compagni veneziani. Nell' atrio della casa di Gianni De Michelis a San Samuele, era tutto in armonia col tema della festa, la Rivoluzione francese, e si sprecavano le coccarde e le bandiere con i colori di Francia. Pare che De Michelis si sia consultato con lo staff dei suoi più diretti collaboratori, sull' opportunità o meno di fare la festa dopo le polemiche sul caso Scalzone, e che il "referendum" fra i suoi fedelissimi abbia dato questi risultati: diciassette no e cinque sì. Eterno bastian contrario, De Michelis-Danton ha deciso di farla lo stesso. Nel pomeriggio, si era concluso nell' ex chiesa di San Lorenzo anche il primo festival internazionale del gatto organizzato dall' Associazione Settemari e dalla stilista Fiorella Mancini con la premiazione del concorso per i disegni sui gatti, mentre la compagnia de calza "I antichi" ha presentato al presidente della Regione Veneto Carlo Bernini, cinque volumi editi per il Carnevale dal Centro internazionale della grafica: sulle cortegiane, sugli amori, sul poeta Giorgio Baffo, sulla Ombralonga, sulla caccia ai tori. Strano fenomeno questo delle compagnia della calza, che si richiamano alle omonime associazioni che nel Quattrocento e nel Cinquecento organizzavano feste e spettacoli: durante questo Carnevale ne son nate ben quattro (i "Giovani antichi", "Le calze de seda", i "Nuovi pavoni", i "Potenti della moda") che si affiancano alle due già esistenti, "I antichi", che è stata la prima, e "I nuovi cortesi". E la concorrenza è aspra e diabolica, tanto che i maligni sussurrano che "I antichi" avrebbero eletto a regina delle cortigiane una contessa che, in realtà, sarebbe un conte. L' ultima beffa di Carnevale? Chissà. Da oggi è Quaresima, e anche Venezia si toglie la maschera.

   
   

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