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GianFranco Sinigaglia PDF Stampa E-mail
Scritto da Goliardo Tomassetti I4BER   
Venerdì 12 Marzo 2010 19:24

Gianfranco Sinigaglia (I4BBE) non era lo scienziato pazzo dei fumetti.


Gli ingegneri bravi conoscono bene le basi teoriche del loro lavoro ma hanno sempre un occhio di riguardo per le sue applicazioni pratiche.


 

La sua vastissima cultura in tutte le discipline scientifiche, e non solo, gli consentiva di farti capire le cose difficili perche’ lui le aveva capite profondamente prima di te e quindi poteva usare un linguaggio accessibile, senza essere approssimativo.


 

La sua comprensione dei fenomeni radioelettrici, della radiotecnica, delle radio comunicazioni, della informatica, poi della radioastronomia applicata ed infine della biologia applicata (radiazioni non ionizzanti), erano formidabili.


 

Per gli OM aveva una evidente predilezione confortata da un suo forte convincimento: i migliori tecnici e progettisti spesso hanno precedenti in campo amatoriale ove, a proprie spese, hanno acquisito una preziosa e spendibile esperienza che nessuna scuola potra’ mai insegnare.


 

Gianfranco era un vero radioamatore dalle eccezionali capacita’ di comprensione dei fenomeni radio elettrici e dalla facilita’ di divulgarli.
Gia’da studente di ingegneria si rese ben noto con innovativi progetti, realizzati spesso con “meccanica di fortuna”, di tale efficacia divulgativa da venire regolarmente pubblicati su Radio Rivista.


 

Bologna negli anni 50’ poteva fornire a prezzi stracciati componentistica militare surplus di primo ordine e Gianfranco si lascio’ripetutamente tentare.


 

Conseguita la brillante laurea in ingegneria, i casi della vita lo trasferirono inizialmente a Milano dove una grande azienda, la Radio Marelli, non perse l’occasione di assumerlo per dirigere il laboratorio ricerche.


 

Nei frequenti contatti che mantenne col mondo universitario bolognese incontro’ il prof. Marcello Ceccarelli che stava dandosi da fare per dotare l’Italia di un primo impianto radioastronomico “scuola” da installare nei pressi di Medicina.


 

Il prof non ebbe naturalmente dubbi e Gianfranco fu assunto con l’incarico di riprogettare
e ottimizzare il sistema ricevente che stava faticosamente nascendo nell’Istituto di Fisica
dell’Universita’di Bologna.

Fatte le prime osservazioni a 327 MHz usando un’antenna cilindro-parabolica lunga circa 100 metri, ci si rese conto, anche per l’assunzione di altro personale tecnico, che il “Laboratorio Nazionale di Radio Astronomia” come allora si chiamava, aveva le autonomie, le capacita’ ed i fondi per realizzare quello che poi venne chiamata la “Croce del Nord”.


 

Con quasi 3 ettari di esposizione alla radiazione celeste da parte della sua antenna operante a 408 MHz, coi suoi 14 ricevitori, 96 correlatori, 3 fasci principali e 14 possibili basi per uso interferometrico e tanto altro, per un certo periodo fu considerata una struttura di avanguardia nel mondo della radio astronomia.


 

Sinigaglia era responsabile e attivo in ogni settore e disponibile per ogni evenienza ma la sua specializzazione riguardava la messa in fase di tutto il sistema antenne-ricevitori: i suoi sfasatori ad anello ibrido, la misura della lunghezza delle linee con lo “swaruppometro” (il prof. Swarup era un collega indiano), la sua collaborazione col prof. Ceccarelli per sviluppare lo sfasatore a dielettrico liquido ancora operativo a Medicina e una miriade di altre intelligenti soluzioni che hanno permesso di fare una cosa grande ad un piccolissimo gruppo di ricercatori e tecnici dedicati.


 

Un grande impianto ad uso radioastronomico multifascio non potra’non necessitare del correlatore.


 

Il dispositivo essenzialmente risulta essere un “moltiplicatore” analogico.


 

I segnali correlati dei due canali presenti ai suoi due ingressi danno luogo ad una uscita  “prodotto” a differenza del rumore di fondo non correlato che viene attenuato di una trentina di dB.


 

Quando uscirono i primi FET di cui Gianfranco fu subito divulgatore su Radio Rivista, gli si accese la classica lampadina: perche’non impiegarli come correlatore allo stato solido?


 

Fu una delle sue idee di maggior risonanza e non solo nel mondo radio astronomico.


 

Una ulteriore applicazione suggerita da Sinigaglia fu quella del diodo GUNN usato come oscillatore allo stato solido a microonde che permise di abbandonare finalmente il Klystron.


 

L’ing.Sinigaglia che suggeriva e realizzava progetti per radioastronomia, curava anche i suoi rapporti col mondo accademico.


 

Fu subito libero docente del corso di RADIOASTRONOMIA e insegnante della materia presso l’Istituto di Fisica di Bologna.


 

Fu poi professore associato con incarichi di insegnamento di ELETTRONICA APPLICATA sempre a Fisica. Era un insegnante amato dai suoi studenti:
sono probabilmente oltre 100 le tesi di laurea di cui fu relatore.


 

Ebbe anche incarichi importanti nella gestione della Facolta’ di Scienze.
Quando all’IRA (Istituto di Radio Astronomia) fu concesso di realizzare i due paraboloidi di 32 m. di diametro (a Medicina e Noto), Gianfranco era impegnato in studi sull’irraggiamento con microonde di materiale organico-biologico.


 

I semi di certe piante sembravano reagire alla radiazione in modi che avrebbero meritato una indagine piu’ approfondita con strumentazione che non fu possibile acquisire per mancanza di fondi.


 

I suoi piccoli trasmettitori a diodo GUNN usati inizialmente erano progettati e realizzati nel laboratorio microonde dell’IRA.


 

Parallelamente non manco’ il suo interesse per le nuove tecnologie a bassissimo rumore a microonde che prevedevano l’uso di amplificatori criogenici per i moderni parabolidi VLBI.


 

Per chi aveva fatto miracoli per ottenere 1500 K di temperatura di rumore a 10 GHz, poter misurare 50 K solo pochi anni dopo, era cosa che comprensibilmente lo commuoveva!


 

E’ di Sinigaglia l’invenzione nel neologismo “astroradioamatori” che si riferisce a quel gruppo di astrofili/radioamatori a cui ha dedicato un apprezzato libro divulgativo assieme a quell’altro dedicato a coloro che temono per la loro salute quando si accostano al loro trasmettitore o al telefonino.


 

I suoi libri che non evitano di menzionare qualche ostica base teorica si leggono tutto d’un fiato a riprova della sua gia’ menzionata abilita’ quale divulgatore.


 

Il suo successo “politico” nell’ambito radio-amatoriale lo condusse a ricoprire la carica di Presidente nazionale dell’ARI, carica a cui rinuncio’ dopo alcuni anni per manifesta incompatibilita’ tra scienza e problematiche economico/amministative.

 

21 aprile 2009 Con l’ultima sessione di circolari mensili, il Minor Planet Center dello IAU ha intitolato l’asteroide 200052 alla figura dell’ing. Gianfranco Sinigaglia, uno dei padri della radioastronomia italiana.

 

Goliardo Tomassetti I4BER

  

 

Ultimo aggiornamento Domenica 16 Maggio 2010 17:32
 
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