Gianfranco Sinigaglia

Gianfranco Sinigaglia (I4BBE) non era lo scienziato pazzo dei fumetti.
Gli ingegneri bravi conoscono bene le basi teoriche del loro lavoro ma hanno sempre un occhio di riguardo per le sue applicazioni pratiche.
La sua vastissima cultura in tutte le discipline scientifiche, e non solo, gli consentiva di farti capire le cose difficili perche’ lui le aveva capite profondamente prima di te e quindi poteva usare un linguaggio accessibile, senza essere approssimativo.
La sua comprensione dei fenomeni radioelettrici, della radiotecnica, delle radio comunicazioni, della informatica, poi della radioastronomia applicata ed infine della biologia applicata (radiazioni non ionizzanti), erano formidabili.
Per gli OM aveva una evidente predilezione confortata da un suo forte convincimento: i migliori tecnici e progettisti spesso hanno precedenti in campo amatoriale ove, a proprie spese, hanno acquisito una preziosa e spendibile esperienza che nessuna scuola potra’ mai insegnare.
Gianfranco era un vero radioamatore dalle eccezionali capacita’ di comprensione dei fenomeni radio elettrici e dalla facilita’ di divulgarli.
Gia’da studente di ingegneria si rese ben noto con innovativi progetti, realizzati spesso con “meccanica di fortuna”, di tale efficacia divulgativa da venire regolarmente pubblicati su Radio Rivista.
Bologna negli anni 50’ poteva fornire a prezzi stracciati componentistica militare surplus di primo ordine e Gianfranco si lascio’ripetutamente tentare.
Conseguita la brillante laurea in ingegneria, i casi della vita lo trasferirono inizialmente a Milano dove una grande azienda, la Radio Marelli, non perse l’occasione di assumerlo per dirigere il laboratorio ricerche.
Nei frequenti contatti che mantenne col mondo universitario bolognese incontro’ il prof. Marcello Ceccarelli che stava dandosi da fare per dotare l’Italia di un primo impianto radioastronomico “scuola” da installare nei pressi di Medicina.
Il prof non ebbe naturalmente dubbi e Gianfranco fu assunto con l’incarico di riprogettare e ottimizzare il sistema ricevente che stava faticosamente nascendo nell’Istituto di Fisica dell’Universita’di Bologna.
Fatte le prime osservazioni a 327 MHz usando un’antenna cilindro-parabolica lunga circa 100 metri, ci si rese conto, anche per l’assunzione di altro personale tecnico, che il “Laboratorio Nazionale di Radio Astronomia” come allora si chiamava, aveva le autonomie, le capacita’ ed i fondi per realizzare quello che poi venne chiamata la “Croce del Nord”.
Con quasi 3 ettari di esposizione alla radiazione celeste da parte della sua antenna operante a 408 MHz, coi suoi 14 ricevitori, 96 correlatori, 3 fasci principali e 14 possibili basi per uso interferometrico e tanto altro, per un certo periodo fu considerata una struttura di avanguardia nel mondo della radio astronomia.
Sinigaglia era responsabile e attivo in ogni settore e disponibile per ogni evenienza ma la sua specializzazione riguardava la messa in fase di tutto il sistema antenne-ricevitori: i suoi sfasatori ad anello ibrido, la misura della lunghezza delle linee con lo “swaruppometro” (il prof. Swarup era un collega indiano), la sua collaborazione col prof. Ceccarelli per sviluppare lo sfasatore a dielettrico liquido ancora operativo a Medicina e una miriade di altre intelligenti soluzioni che hanno permesso di fare una cosa grande ad un piccolissimo gruppo di ricercatori e tecnici dedicati.
Un grande impianto ad uso radioastronomico multifascio non potra’non necessitare del correlatore.
Il dispositivo essenzialmente risulta essere un “moltiplicatore” analogico.
I segnali correlati dei due canali presenti ai suoi due ingressi danno luogo ad una uscita “prodotto” a differenza del rumore di fondo non correlato che viene attenuato di una trentina di dB.
Quando uscirono i primi FET di cui Gianfranco fu subito divulgatore su Radio Rivista, gli si accese la classica lampadina: perche’non impiegarli come correlatore allo stato solido?
Fu una delle sue idee di maggior risonanza e non solo nel mondo radio astronomico.
Una ulteriore applicazione suggerita da Sinigaglia fu quella del diodo GUNN usato come oscillatore allo stato solido a microonde che permise di abbandonare finalmente il Klystron.
L’ing.Sinigaglia che suggeriva e realizzava progetti per radioastronomia, curava anche i suoi rapporti col mondo accademico.
Fu subito libero docente del corso di RADIOASTRONOMIA e insegnante della materia presso l’Istituto di Fisica di Bologna.
Fu poi professore associato con incarichi di insegnamento di ELETTRONICA APPLICATA sempre a Fisica. Era un insegnante amato dai suoi studenti:sono probabilmente oltre 100 le tesi di laurea di cui fu relatore.
Ebbe anche incarichi importanti nella gestione della Facolta’ di Scienze.
Quando all’IRA (Istituto di Radio Astronomia) fu concesso di realizzare i due paraboloidi di 32 m. di diametro (a Medicina e Noto), Gianfranco era impegnato in studi sull’irraggiamento con microonde di materiale organico-biologico.
I semi di certe piante sembravano reagire alla radiazione in modi che avrebbero meritato una indagine piu’ approfondita con strumentazione che non fu possibile acquisire per mancanza di fondi.
I suoi piccoli trasmettitori a diodo GUNN usati inizialmente erano progettati e realizzati nel laboratorio microonde dell’IRA.
Parallelamente non manco’ il suo interesse per le nuove tecnologie a bassissimo rumore a microonde che prevedevano l’uso di amplificatori criogenici per i moderni parabolidi VLBI.
Per chi aveva fatto miracoli per ottenere 1500 K di temperatura di rumore a 10 GHz, poter misurare 50 K solo pochi anni dopo, era cosa che comprensibilmente lo commuoveva!
E’ di Sinigaglia l’invenzione nel neologismo “astroradioamatori” che si riferisce a quel gruppo di astrofili/radioamatori a cui ha dedicato un apprezzato libro divulgativo assieme a quell’altro dedicato a coloro che temono per la loro salute quando si accostano al loro trasmettitore o al telefonino.
I suoi libri che non evitano di menzionare qualche ostica base teorica si leggono tutto d’un fiato a riprova della sua gia’ menzionata abilita’ quale divulgatore.
Il suo successo “politico” nell’ambito radio-amatoriale lo condusse a ricoprire la carica di Presidente nazionale dell’ARI, carica a cui rinuncio’ dopo alcuni anni per manifesta incompatibilita’ tra scienza e problematiche economico/amministative.
21 aprile 2009 Con l’ultima sessione di circolari mensili, il Minor Planet Center dello IAU ha intitolato l’asteroide 200052 alla figura dell’ing. Gianfranco Sinigaglia, uno dei padri della radioastronomia italiana.

 Goliardo Tomassetti I4BER

   


 

L’asteroide 200052  intitolato al prof. Gianfranco Sinigaglia: uno dei padri della radioastronomia italiana (da http://www.magazine.unibo.it/Magazine/Notizie/2009/04/24/Asteroide_dedicato_a_Sinigaglia.htm)

 

Il Minor Planet Center dello IAU ha intitolato l’asteroide 200052 (2008 OO13) alla figura dell’ingegnere italiano, professore di Radioasotronomia e di Elettronica applicata all’Alma Mater.
Sinigaglia
Fu direttamente Marcello Ceccarelli all'inizio del 1960, ad assumere l’ingegner Gianfranco Sinigaglia, che aveva risposto ad un’inserzione sul giornale (forse Il Corriere della Sera), per partecipare alla progettazione del radiotelescopio "Croce del Nord" di Medicina.


Sinigaglia proveniva dalla Magneti Marelli, dove si occupava di elettronica. A quell’epoca nessuno nel gruppo di radioastronomia di Bologna, ne' Ceccarelli ne' tanto meno gli elettronici, sapeva molto di radiotelescopi che, in quegli anni, erano oggetti misteriosi ancora in fase di studio, ciascuno un prototipo individuale. Lo studioso contribuì inizialmente alla costruzione del "prototipo" del radiotelescopio, che osservava a 327 MHz. Fu il responsabile per l'elettronica della Croce del Nord, progettando e spesso inventando molta della strumentazione necessaria per la nascente scienza che allora era la radioastronomia.

Una sua invenzione, che venne subito impiegata da quasi tutti i radiotelescopi del mondo, fu quella del correlatore analogico: un fondamentale strumento in radioastronomia, che utilizzava transistori ad effetto di campo. In particolare per la "Croce del Nord", risolse un problema fondamentale relativo al funzionamento di un impianto multi-canale e multi-antenne come quello di Medicina con la misura, il controllo e l’aggiustamento delle fasi.

Pioniere della radioastronomia osservativa, fu un entusiasta ricercatore e divulgatore anche in scienze diverse da quelle radioastronomiche, come ad esempio in quelle naturali. Esistono sue pubblicazioni e testi in cui si descrive, ad esempio, il comportamento di semi ed altro materiale biologico sottoposti a campi elettromagnetici a microonde, o come proteggersi dalle radiazioni ionizzanti.

Professore di Radioastronomia e di Elettronica Applicata presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna fu "fondatore" e membro del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna. Moltissime, probabilmente più di 100 le tesi che vennero discusse con lui.

E ancora, Sinigaglia fu un insuperato divulgatore, con centinaia di pubblicazioni ad indirizzo tecnico nel campo delle radiocomunicazioni, anche per radioamatori, tant’è che la Sezione di Bologna della Associazione Radioamatori Italiani è dedicata al suo nome.

A lui è ora intitolato anche l’asteroide 200052 scoperto nel 2008 da F. Tozzi e G. Sostero con il Telescopio Remoti Skylive sito vicino Catania.


 

Radioastronomia a Sasso Marconi; Ing. G. Sinigaglia e G. Pederzani, dibattito con il pubblico


Radioastronomia a Vergato 1 - Ing. G. Sinigaglia e G. Pederzani in conferenza.

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