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KRIKALEV, EROE RUSSO DIMENTICATO NELLO SPAZIO

Da: Archivio Repubblica

MOSCA - Quando con la posta "cosmica" si è visto recapitare la cassetta con un film dell' orrore, Serghej Krikalev ha perso per un attimo la calma. Ma oggi, finalmente, il cosmonauta russo "abbandonato" nello spazio da dove avrebbe dovuto fare ritorno l' ottobre scorso, riceverà quello che da giorni domandava con insistenza: un bel video con le fasi principali delle Olimpiadi di Albertville. Negli ultimi tempi - con oggi sono 289 i giorni che ha trascorso nello spazio - i nervi di Krikalev sono stati messi a dura prova. Dall' alto dei 400 chilometri che lo dividono dalla Terra ha assistito incredulo allo sfacelo e alla fine dell' Urss, dai tecnici del cosmodromo di Bajkonur ha saputo che il paese da dove era partito è cambiato di più in pochi mesi che negli ultimi settanta anni. E quando dalla Terra, sia pure "censurate", gli sono giunte le notizie della rivolta dei militari nel cosmodromo, il brillante ingegnere - uno dei migliori tecnici di computer dell' aeronautica - ha faticato a capire che non si trattava di uno scherzo. Giornate monotone All' interno della piattaforma Mir le giornate di Krikalev e del suo compagno Aleksandr Volkov - giunto in ottobre - trascorrono monotone, vivacizzate soltanto dai pacchi che, con scadenza sempre più lunga, arrivano da terra: video, cassette di musica (il suo preferito è Fausto Papetti) e l' agognato pane nero che insieme alla cipolle fresche rappresenta il pasto più prelibato. Solo nella notte tra il 21 e il 22 febbraio un "contrattempo" ha costretto Serghej a un fuori programma. Mentre si trovava all' esterno della piattaforma per controllare alcuni "moduli spaziali" nello scafandro di Volkov si è accesa la luce di "pericolo" ed il cosmonauta è rientrato precipitosamente nella camera di compressione. Restato solo Krikalev ha continuato a lavorare, dimenticandosi però di agganciarsi al "cordone spaziale" che lo tiene legato alla piattaforma. E' il segno che i suoi nervi stanno cedendo? Lo psicologo Emil Rjabov che lo ha seguito in questi mesi, raggiunto telefonicamente da Repubblica, lo esclude categoricamente: "Krikalev è un uomo estremamente equilibrato, uno dei più preparati, ed è già alla sua terza missione spaziale. Certo ha dovuto abituarsi all' idea di restare lassù molto più del previsto ma in una situazione come quella di oggi ha reagito fin tropo bene. Del resto, se avesse insistito, avrebbe potuto tornare. Quando gli è stato spiegato che questa potrebbe essere una delle ultime missioni sulla ' Mir' ha accettato di restare. Lamentele? Beh, ogni tanto qualcuna. Quando non gli arrivano i limoni o il miele, oppure quando gli hanno mandato film dell' orrore. Quello che posso dire è che è perfettamente lucido. Anche il fatto che non si sia attaccato al ' cordone spaziale' non vuol dire nulla; è una procedura di prudenza ma i cosmonauti spesso ne fanno a meno". L' "odissea" spaziale di questo ingegnere di 34 anni era iniziata il 18 maggio scorso. Nei piani accurati messi a punto con i tecnici di Bajkonur il viaggio doveva durare cinque mesi. In quei giorni - che nella Russia di oggi sembrano appartenere a secoli fa - Gorbaciov era ancora saldamente al potere, Eltsin non era stato ancora eletto a furor di popolo presidente e sia pure tra molte difficoltà la "perestrojka" continuava il suo cammino. Quando quel 18 maggio poco prima di entrare nella navicella spaziale Soyuz, Krikalev salutò la moglie Lena e la figlioletta Olga era ancora un cittadino dell' Unione Sovietica. Un cittadino privilegiato ed anche se la popolarità dei cosmonauti negli ultimi tempi era diminuita televisione e giornali avevano dedicato ampio spazio all' avvenimento. Per i primi mesi tutto procedeva per il meglio, la noiosa routine quotidiana sulla piattaforma "Mir" veniva interrotta dalle comunicazioni continue - ogni ora e mezza - con la Terra, durante le quali Krikalev aggiornava i tecnici del lavoro svolto, parlava con la moglie, rilasciava dichiarazioni ai giornali. Poi ci fu il fallito "golpe" di agosto e che qualcosa non andasse per il verso giusto, il cosmonauta lo capì solo verso la fine di quel mese, quando alcuni radioamatori occidentali riuscirono a mettersi in contatto con lui, spiegandogli quello che stava accadendo in patria. A settembre l' Urss di fatto già non esisteva più. E in un primo impeto nazionalistico il governo del Kazakhstan - dove si trova il cosmodromo di Bajkonur - decise che era il momento di inviare sulla "Mir" un cosmonauta locale. Ad ottobre il primo "eroe spaziale" kazakho, Toktar Aubakirov, raggiunse la piattaforma in compagnia di un cosmonauta "in valuta", un austriaco, il cui viaggio era da tempo previsto secondo i programmi che - grazie a poderosi finanziamenti in dollari - alcuni paesi occidentali avevano concordato con il governo sovietico. L' austriaco doveva restare solo alcuni giorni e per sfruttare al meglio la propaganda nazionalista da Bajkonur decisero che anche il kazakho rientrasse. Così, quando già stava per salire a bordo della Soyuz che doveva riportarlo a casa, Krikalev fu costretto a restare a bordo. Noto per la sua disciplina si limitò ad alzare le spalle e a salutare, non proprio calorosamente, l' austriaco e il nuovo "straniero" che fino a poco prima era un suo connazionale. Da allora sulla terra sovietica molte cose sono accadute, avvenimenti che hanno sconvolto gli equilibri mondiali ma di cui Krikalev conosce ben poco. Quello che ha capito è che di lui ormai si interessano in pochi. La moglie che gli racconta gli stenti per far quadrare i conti con uno stipendio - 500 rubli più altri 500 di indennità spaziale - che quando Krikalev è partito sarebbe stato considerato da ricchi (ne guadagnava 290); i tecnici di Bajkonur che pietosamente gli tengono nascosti i piani che prevedono l' affitto della "Mir" ad altri Stati e il totale disinteresse dell' opinione pubblica per la sua missione. Ogni giorno alla stessa ora si avvicina all' "illuminatore" che gli permette di individuare le luci di Mosca laggiù, 400 chilometri più in basso. Ogni giorno si nutre con i tubetti di cibo concentrato. Ogni giorno mette a punto gli strumenti della "Mir", una piattaforma ormai obsoleta che se non venisse "curata" con attenzione entro 18 mesi potrebbe precipitare sulla Terra. Rientro pericoloso Il rientro definitivo di Krikalev è previsto adesso per la fine di marzo. Il 18 una Soyuz porterà nello spazio un altro cosmonauta in "valuta", un tedesco, e dopo una decina di giorni insieme torneranno sulla Terra. L' impatto con la nuova realtà del paese potrebbe, secondo alcuni psicologi, rivelarsi ancora più pericoloso della forzata permanenza nello spazio. E in uno dei pochissimi articoli che la stampa russa gli ha dedicato negli ultimi mesi si invita la popolazione ad evitare di trattare come un "marziano" un uomo che si dovesse aggirare con aria "stralunata" per le bancarelle di mercatini dove si paga ormai solo in dollari: potrebbe essere Krikalev. A meno che i tecnici di Bajkonur non decidano di scendere in sciopero, come hanno più volte minacciato, per protestare contro la liberalizzazione dei prezzi che penalizza troppo i loro salari. Nel pacchetto sono previsti quaranta giorni di sciopero, da iniziare proprio l' ultima settimana di marzo, e in questo caso il rientro dovrebbe per forza essere ancora una volta posticipato. Ma questo al cosmonauta di terza classe Serghej Krikalev nessuno ha proprio avuto il coraggio di dirglielo.

   
   

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