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E NAPOLI HA VISSUTO IL RITORNO DI UN INCUBO

Da: Archivio Repubblica

NAPOLI - Nell' alto salernitano, a Baronissi, una donna di 62 anni, Rosa Giordano, è morta d' infarto. Ricoverata all' ospedale di Salerno, è deceduta poco dopo. Non ha retto alla paura. Per migliaia di persone, ieri in Campania, il terremoto è stato soprattutto questo, il ritorno all' incubo di dieci anni fa, la tragedia dell' Irpinia. Alla fine danni contenuti, ma il panico è stato di massa. Tre feriti, per contusioni guaribili in venti giorni, a Polla, Teggiano e Sant' Arsenio, comuni del Vallo di Diano. Adesso si guarda con qualche preoccupazione allo svolgimento delle elezioni di oggi. L' assessore al provveditorato generale del Comune di Napoli, Salvatore Scognamiglio, afferma: Stanno affluendo numerose richieste di esenzione, accompagnate da certificato medico, da parte di presidenti di seggio. L' allarme rosso scatta alla prefettura di Napoli pochi secondi dopo la prima scossa, che si riverbera sul napoletano da 160 chilometri di distanza. Qui il sisma è del quarto grado della scala Mercalli. Il prefetto, Angelo Finocchiaro, ordina in gran fretta l' apertura della nuova sala operativa della Protezione civile, ancora in fase di allestimento. Un' antenna di fortuna Tre dirigenti e undici addetti cominciano una giornata no-stop, affiancati dai volontari dell' Ari, l' associazione dei radioamatori. Questi ultimi si rivelano subito preziosi. Saltano infatti le linee telefoniche e sono proprio i radioamatori ad assicurare i collegamenti con Comuni e stazioni locali dei carabinieri, con una antenna di fortuna montata in un balcone del primo piano della prefettura. Due elicotteri dei vigili del fuoco e dell' ispettorato foreste sorvolano la città. Alunni e professori scappano dalle scuole. C' è tensione a Fuorigrotta, il quartiere dove traballano le impalcature per la ristrutturazione dello stadio San Paolo. Molti uffici vengono abbandonati. Accade in quello della Usl 44 di via De Gasperi, dove gli impiegati fuggono lasciando una ventina di persone in fila agli sportelli. Due vigili sono costretti a intervenire per evitare che le loro proteste degenerino. Al Vomero, il direttore di un ufficio postale sgombera di forza le stanze da impiegati e clienti. Con il passare delle ore, arrivano le prime notizie dalle altre zone della Campania. La paura si diffonde a Sorrento, affollata di turisti per il week-end. A Massa Lubrense i telefoni vanno in tilt per due ore mentre il crollo di qualche cornicione spinge la gente a riversarsi per strada. Per un' ora, dalle 15 alle 16, viene chiuso al traffico il viadotto per Sorrento dallo svincolo stradale di Pioppaino, nel territorio di Castellammare. I vigili del fuoco, chiamati da alcuni automobilisti, hanno temuto che le scosse causassero lesioni ai pilastri in cemento armato. Lo svincolo è stato riaperto solo dopo un sopralluogo dei tecnici dell' Anas. A Torre Annunziata viene evacuato un edificio pericolante. Venti giorni fa ne era crollato un altro, fra quelli sbriciolati del vecchio centro, il cosiddetto quadrilatero delle carceri. Il ministro della protezione civile invierà dieci containers per ospitare i senza-tetto. Una corsa di tremile persona in preda al panico a Castellammare. Cominciano un centinaio di dipendenti e clienti dell' ufficio postale della centralissima via Plinio il Vecchio, che dopo la scossa si precipitano verso l' uscita affollando la strada. Gli impiegati rientreranno solo dopo mezz' ora, ma a quel punto gli sportelli vengono chiusi perché i terminali sono andati in tilt. Panico anche nelle scuole: i 1700 studenti dell' istituto tecnico per geometri Luigi Sturzo scappano dalle aule nel cortile interno della scuola. Lo stesso accade ai mille studenti della media inferiore Di Capua. Il preside dell' istituto Sturzo, poco dopo, manda tutti a casa, appena si accorge di alcune crepe apertesi nelle pareti delle aule. A Salerno paralisi della città dopo le scosse. Traffico bloccato, black-out delle linee telefoniche per due ore, scuole evacuate dagli studenti. Il sisma è stato avvertito soprattutto nella zona orientale della città, dove la gente ha lasciato le case rifugiandosi in strada. Qui, in provincia di Salerno, è morta l' anziana donna e si sono registrati i tre feriti. Il movimento tellurico, in queste zone, è stato più forte. Secondo gli esperti, il fiume Irno ha assorbito la scossa in modo tale che nelle zone a sud del salernitano il terremoto fosse avvertito con maggiore violenza. Muri lesionati in edifici dei comuni di Polla, Teggiano, Sala Consilina, San Rufo, Atena Lucana e Padula. Ancor più paura a Benevento. Qui, dal 22 aprile scorso, il Centro di sorveglianza sismica di Pesco Sannita ha registrato 700 scosse di lieve entità. E giovedì scorso, nella zona fra Benevento, Pietrelcina e Ponte, si era già registrato un movimento fra il quarto e il quinto grado della scala Mercalli. Così, ieri, i beneventani hanno tremato. Città e comuni vicini sono rimasti paralizzati per un' ora. Ad Avellino due anziani coniugi sono stati colti da malore mentre abbandonavano in gran fretta la loro abitazione alla periferia della città. Adesso sono ricoverati in ospedale. Anche qui, a centinaia si sono riversati nelle strade e da scuole e uffici è stato un fuggi-fuggi generale. Traffico impazzito, solo dopo un' ora la città è tornata alla normalità, registrando pochi danni. Lo stato d' allerta Gran preoccupazione nell' Alta Irpinia e nella Baronia, dove i responsabili della protezione civile hanno bloccato il traffico ferroviario sulla Sant' Antonio-Avellino, per controllare ponti e gallerie. A Monteverde, Ariano Irpino, Montecalvo sono andati in pezzi i cornicioni di vecchi edifici. Anche a Caserta evacuati scuole e uffici. In tutte le prefetture summit dei comitati di crisi coordinati dalle sezioni locali della Protezione civile. Ovunque proclamato lo stato di allerta, livello che precede soltanto quello di emergenza vero e proprio. Siamo ben lieti che la nostra efficienza sia stata inutile, affermano al ministero della protezione civile. E alla prefettura di Napoli, nella sala operativa, spiegano che una nave della Caremar era già in porto, pronta a trasportare esercito, Croce rossa, volontari, unità cinofile, sommozzatori. In una simulazione di catastrofe, svoltasi nei comuni vesuviani nel novembre scorso, la Protezione civile aveva messo in campo migliaia di uomini. Stavolta, per fortuna, si è dovuto fronteggiare solo il panico.

   
   

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