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LA GRANDE FUGA DALLA VALTELLINA

Da: Archivio Repubblica

SONDRIO - Da ieri sera la nuova emergenza è scritta sui muri di Sondrio. Sulla scorta degli avvenimenti ultimi. In previsione di possibili eventi calamitosi concernenti il torrente Mallero, il sindaco ordina..., comincia il manifesto. La gente legge, fa brevi capannelli, poi corre a casa a far le valigie e scappa. Scappa perché se il sindaco fa stampare centinaia di manifesti con le disposizioni urgenti per lo sgombero della città vuol dire che il pericolo è vicino, che il Mallero fra poco romperà gli argini e allagherà le case. Dice il manifesto: La città viene divisa in cinque zone, gli abitanti delle quali hanno prefissate vie di sfollamento e punti di raccolta. In caso di allarme, esso potrà essere dato con altoparlanti per una sola zona, con sirene e altoparlanti per più zone o per tutte.... In caso di interruzione delle linee telefoniche, sono stati mobilitati i radioamatori. E' soltanto un' ipotesi La nuova, grande paura si è impadronita della città poco prima delle 7 di ieri sera. Che il Mallero esondi è solo un' ipotesi, ma la gente ha preferito non correre rischi: ha chiesto ospitalità a parenti e amici che abitano in zone alte, o ha raccolto la famiglia ed è partita. Per altri paesi della valle, per qualunque posto, purché sicuro. Non ci sono state scene di panico, perché qui, nonostante tutto, i nervi non sono ancora saltati, ma si sta facendo strada l' angoscia che questo disastro non finisca mai, che colpisca ancora più duro: sono 53 finora le vittime dell' alluvione e della frana di Morignone, ma nuovi pericoli ancora minacciano la valle. La pioggia battente, che è iniziata ieri pomeriggio e secondo alcune previsioni potrebbe durare, a intervalli, per trentasei ore, ha reso ancora più precaria una situazione geologica instabile: le grandi frane della Valmalenco e della Val Pola sono in movimento, e sono già pronti i piani di evacuazione per Sondrio e la zona a nord di Sondalo, mentre sono stati fatti sfollare a Torre Santa Maria gli ultimi abitanti rimasti nelle proprie case. La provinciale che porta a Chiesa è stata interrotta per quasi tutto il giorno da una frana caduta a ridosso di un ponte: Valmalenco, i collegamenti con Milano sono tornati come prima, vi aspettiamo per dimostrarvelo con tanta più cordialità, diceva ieri una grossa pubblicità su un quotidiano. Ma il tempo e la montagna sembrano proprio farsi beffe della voglia disperata della valle di uscire dall' emergenza. Acque impetuose Si teme possa scendere la frana di Ciappanico, o un' altra delle quattro frane che incombono sulla Valmalenco, scaricandosi nel Torreggio, e di qui nel Mallero. Un' enorme massa di detriti potrebbe invadere l' alveo del fiume già zeppo, provocando un' ondata di piena che arriverebbe fino a Sondrio. E continua a piovere, le faglie diventano viscide, le acque dei torrenti sempre più impetuose. A Sondrio, ormai, si è sulle soglie dell' emergenza: i vigili del fuoco stanno facendo fluire dal Veneto e da altre zone della Valtellina tutti i mezzi anfibi disponibili. Anche il carcere, dove erano reclusi una quarantina di detenuti, è stato sgomberato, su ordine del ministero di Grazia e Giustizia. Il gruppo verde in Regione ha inviato ieri al prefetto di Sondrio, alla Protezione civile e ad altre autorità un telegramma in cui chiede una verifica immediata dei pericoli nella zona e che sia reso pubblico il piano di emergenza: Le nostre informazioni sono di un grave pericolo, scrivono i verdi. Grande preoccupazione desta anche la frana caduta martedì mattina su Sant' Antonio Morignone, che ha creato una diga naturale, a monte della quale si è già formato un lago. Ieri mattina i geologi sono andati in zona a controllare la costa del monte, e hanno visto nuove piccole frane e smottamenti. Ma la grande paura è che si stacchi un' altra fetta di montagna, di due milioni di metri cubi, che potrebbe provocare un effetto Vajont, e cioè una enorme onda di rimbalzo delle acque del lago. La massa d' acqua e detriti andrebbe a scaricarsi a monte e a valle, travolgendo i paesi che finora l' alluvione ha risparmiato. A fine mattina, ieri, in Prefettura a Sondrio le riunioni dei tecnici per decidere un intervento erano continue e nervosissime. Il prefetto Giuseppe Piccolo ha firmato un' ordinanza di sgombero che riguarda le popolazioni dei Comuni e delle frazioni più vicine alla grande frana di Morignone. E cioè, a monte, il tratto che va dagli stabilimenti della fonte Levissima fino al lago, e a valle, Frontale, Madonna della Biorca, San Giovanni, Stua, Bolladore, San Rocco, Agnese e Pradella, fino al chilometro 82,100 della già martoriata Statale 38. E' una zona molto vasta, con migliaia di abitanti, ma per fortuna esclude Sondalo, che si trova a quota più alta e non verrebbe toccato dall' ondata. Il paese, però, resterebbe isolato, in quanto sarebbe bloccata l' unica via di collegamento al fondovalle. Nel pomeriggio, l' allarme è in parte rientrato. La delibera di sgombero resta pronta, già firmata, in caso di pericolo, ha comunicato alle 16 Melchiorre Fallica, capo di gabinetto di Piccolo. Che cosa ha sventato questo ennesimo allarme? I geologi hanno ritenuto, dopo convulse riunioni, che il pericolo di una nuova frana non sia imminente. C' è da osservare che, dopo il disastro di martedì, la morte presunta di 24 persone (solo un cadavere è stato identificato, gli altri sono dispersi) e le polemiche sulla mancata previsione dei rischi per la frazione di Aquilone, qui a Sondrio si vogliono evitare a ogni costo valutazioni ottimistiche. Si preferisce, in sostanza, prevedere il peggio, nella speranza che poi non si verifichi. Ordinare l' evacuazione di migliaia di persone è, comunque, una bella responsabilità, con enormi problemi per l' alloggio e l' approvvigionamento. Per la Val Pola, quindi, un esame più attento ha consigliato di attendere prima di far partire l' ordinanza di sgombero, con un occhio alla pioggia e uno agli smottamenti della montagna. La Prefettura, intanto, ha contattato la società Condotte per far costruire al più presto, entro una settimana, un canale di scarico del lago in Val Pola. Ieri mattina eravamo saliti, poco prima che arrivasse l' ordine di evacuazione, fino a Torre Santa Maria. Caduta di sassi La strada era interrotta allo svincolo del paese, per la caduta di sassi sul ponte della Val Dagua. Il paese Torre era già mezzo vuoto, evacuato nei giorni scorsi in due riprese. La gente ormai convive con la paura, i turisti sono scappati. Dove dobbiamo andare noi? Stiamo qui e speriamo in Dio, dice Silvana Corletti, 24 anni, che lavora in un negozio di alimentari. In paese quasi tutti attendono che il pericolo si allontani, arrangiandosi in qualche modo. L' allarme, ormai lo sanno, lo darà il parroco, suonando a distesa le campane. Dice il sindaco Selio Parolo: Il geologo è andato su a vedere le frane, speriamo in bene. E invece, poco prima dell' una, il verdetto: tutto il paese, e varie frazioni, sono in pericolo. Settecento persone hanno dovuto lasciare le proprie case e trovare rifugio da parenti, in altre frazioni non minacciate, al convento. Non abbiamo visto scene di disperazione, ma questo disastro che sembra non avere fine sta intaccando profondamente il carattere chiuso e orgoglioso di questa gente. Mentre la situazione nella valle è di continuo allarme, va avanti l' inchiesta sul disastro della Val Pola. Il procuratore Ettore Cordisco e il sostituto Corrado Maffei hanno dovuto attendere il pomeriggio perché si alzassero le nubi e un elicottero potesse trasportarli a Bormio, dove hanno sentito come testimoni amministratori locali e persone che hanno partecipato allo sgombero. Mercoledì avevano interrogato il sindaco di Valdisotto, Ottavio Scaramellini, raggiunto da una comunicazione giudiziaria per omicidio plurimo colposo. Un interrogatorio lungo e dettagliato: Scaramellini si sarebbe difeso, sostenendo di non aver mai autorizzato gli operai, poi morti sotto la frana a Morignone, ad accedere nella zona a rischio. La procura ha anche nominato i periti (geologi e idraulici) che dovranno fare una relazione sul disastro di martedì scorso. La lista ufficiale dei dispersi, scesa mercoledì a 24 nomi, ieri ne comprendeva nuovamente 27. Si era pensato che il cittadino belga Roland Schjns, e i suoi figli Bruno e Roberto, fossero sani e salvi, dopo una segnalazione del console italiano in Belgio. Ma era un equivoco: i tre, dati già per dispersi il giorno della prima alluvione, erano stati in effetti sfollati a Bormio. Ma poi erano tornati a Morignone, e sono rimasti sotto la frana. Oggi a Sondrio è previsto l' arrivo del nuovo ministro per la Protezione civile, Remo Gaspari, e Franco Carraro, ministro per lo Sport e Turismo, di Emilio De Rose, ministro dei Lavori pubblici, e del capo di stato maggiore dell' esercito, generale De Martino. A Bormio, Gaspari non troverà un' accoglienza calorosa. Ovunque, sui muri del paese, un manifesto firmato I cittadini dell' Alta Valle esprime rammarico e preoccupazione per la sostituzione di Zamberletti, e chiede che non si verifichino latenze nelle opere di assistenza e ricostruzione.

   
   

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