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CESSATO ALLARME, TUTTI A CASA MA SCATTA L' EMERGENZA FIUMI

LUCCA - Il prefetto Giovan Battista Gaudenzi, uno sbrigativo e distinto signore sulla cinquantina, mi stava offrendo il consuntivo di quella che "grazie a Dio si è rivelata solo una esercitazione", quando un commesso è entrato nella stanza con un sorriso largo così, ha pronunciato sospirando "è finita" e gli ha consegnato il dispaccio appena giunto per telescrivente dal ministero della Protezione civile. Vi si legge che "a quarantotto ore dalla scossa di mercoledì scorso la situazione è caratterizzata da una pratica totale assenza di attività" e quindi "dal punto di vista scientifico non vi sono elementi che si oppongano al ritorno alla normalità". Significa che una grande fetta degli abitanti dell' Appennino tosco-emiliano potrà tornare nelle case, dormire nel proprio letto, riacquistare un po' di serenità. "Gente in gamba", osserva Gaudenzi, "che di fronte ad una possibile, drammatica calamità ha risposto splendidamente". Guardiamo l' orologio: sono le 12.50. Evidentemente Zamberletti e il suo staff tecnico hanno voluto riservarsi un piccolo margine di tempo rispetto all' ora (le 11) precedentemente fissata per il cessato allarme. Il tempo, probabilmente, per soppesare attentamente le parole di un comunicato che non possa prestarsi ad equivoci. Ed infatti, il messaggio è molto chiaro. Rivela l' origine della mobilitazione: sofisticati calcoli geologici e storici dopo la tremenda scossa di mercoledì mattina, con riferimento ad analoghi fenomeni avvenuti nel 1746, nel 1902 e nel 1920 quando il primo boato si rivelò preparatorio di altri devastanti movimenti sismici; avverte che "la cessazione dello stato d' allerta non può essere interpretata, in queste zone, come cessazione del rischio sismico" e che "sarebbe sbagliato se gualcuno ritenesse che la Protezione civile è in grado di prevedere i terremoti"; annuncia che "verranno mantenute in attività le squadre regionali di rilevamento tecnico sulla vulnerabilità degli edifici fino al completamento del censimento di quelli più fatiscenti". Tirate pure un sospiro di sollievo, insomma, ma sappiate che il terreno sul quale vi muovete può riprendere a sussultare in qualsiasi momento. Ma questo i garfagnini e le popolazioni limitrofe lo sanno da tempo. "E' gente che al rischio e alle sventure ha fatto il callo", riflette a voce alta il prefetto, "una volta il terremoto, un' altra la neve e il gelo, un' altra ancora le frane. E infine le alluvioni: nel novembre dell' 82 un lungo tratto della statale Garfagnana fu inghiottito dall' acqua e Borgo a Mozzano rimase isolato". L' emergenza di questi due giorni è servita almeno ad offrire a queste piccole popolazioni il conforto di una nuova attenzione e la testimonianza di una macchina del soccorso più pronta ed efficiente che non nel recente passato, pur con tutte le differenze che possono passare tra un' operazione di prevenzione e una di soccorso vero e proprio. Il prefetto Gaudenzi sottolinea la tempestività dei collegamenti con i comuni interessati, "grazie anche all' aiuto del Servizio Emergenza Radio, dei radioamatori e dei radiotelefoni distribuiti nella vasta zona dalla Forestale che hanno ovviato al sovraccarico delle linee Sip", la esatta dislocazione dei tre nuclei "interforze" di 33 uomini ciascuno, il celere invio di 25 carrozze ferroviarie e di 14 cucine da campo, l' adesione generale che ha toccato i panifici e numerosi esercizi alimentari aperti notte e giorno, la costante assistenza ricevuta dal personale tecnico, "per esempio i geologi Barberi e Scandone erano qui al nostro fianco due ore dopo la proclamazione dello stato d' allarme e vi sono rimasti fino all' alba di giovedì". Che cosa è mancato? A parere del prefetto, niente. Soltanto - ma per fortuna - la verifica del "dopo". Ma tutto sembrava ben predisposto: campi di atterraggio per gli elicotteri, decine di tende pronte a partire da Pisa, Bologna e Firenze, medicinali e postazioni mediche. La cosa grave, ha osservato Gaudenzi, è che in una zona a così alto rischio di calamità il personale addetto ai servizi, sia ridotto all' osso. "Penzi - mi dice - l' organico della polizia stradale è ridotto a meno della metà di quello che era vent' anni fa". Chissà se Zamberletti vorrà occuparsi anche di questa disfunzione, la quale non si discosta certo dal tema della Protezione civile. Il ministro ha rivolto sinceri complimenti a quanti hanno diretto le operazioni in Toscana e in Emilia. Di una sola cosa il ministro si è lamentato in una intervista apparsa sul Tirreno: il modo con cui l' allarme è stato dato alle popolazioni. "Alle 20 la televisione ha dato soltanto la prima parte del comunicato - ha detto Zamberletti - quella che avvertiva del pericolo senza precisare che cosa occorresse fare. Solo successivamente la Rai ha assecondato le nostre disposizioni. Ma sarebbe meglio che a leggere i comunicati scientifici fossero gli scienziati". Dai teleschermi è stato dunque diffuso un allarmismo eccessivo? Pare che Zamberletti volesse dire proprio questo. Anche se, ad onor del vero, ad avanzare le previsioni più catastrofiche dagli studi dei telegiornali ("E' poco probabile che si tratti di una scossa isolata") non erano stati i giornalisti-conduttori bensì il presidente dell' Istituto di Geofisica, Enzo Boschi. Alcune smagliature non sono mancate; ho però notato, ripercorrendo ieri mattina le zone della paura, una generale soddisfazione della gente per le nuove misure di prevenzione accompagnate da una accresciuta fiducia nello Stato. "Un paese civile comincia proprio dalla Protezione civile", ha osservato un commerciante che stava riaprendo il suo negozio nel centro storico di Barga. Adesso c' è una nuova preoccupazione: il fiume Serchio che ribolle e si gonfia, preme sugli argini e sfiora le volte dei ponti. Le piogge e soprattutto la neve sciolta che affluisce dalle montagne rendono stretto il suo letto. Il geologo lucchese Fabio Lojacono lancia un nuovo allarme: "Siamo ancora alle prese con le ferite dell' alluvione dell' 82. Le zone agricole della Garfagnana sono già abbondantemente spopolate. Un secondo straripamento potrebbe mettere in ginocchio interi paesi".

   
   

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